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IL PAESE PRESEPE

Grotteria è un paese della Vallata del Torbido nella Locride, sul versante jonico della provincia di Reggio Calabria.

Il suo territorio con la curiosa forma che sembra l'Italia specchiata è di circa 40 Kmq, e si estende dal Mar Jonio (Grotteria Mare) alle Serre (Croceferrata, 1100 m s.l.m.) confinando con i comuni di Galatro e Fabrizia a Nord, Mammola ad Ovest, San Giovanni di Gerace, Martone e Gioiosa Jonica ad Est, Marina di Gioiosa Jonica e Siderno a Sud.

Il centro storico del paese, raggiungibile dalla SP8 ex SSS01 che parte dal bivio di Catalisano, è adagiato sul fianco della collina come un classico paese-presepe con il torrente Caturello che scorre alle sue pendici, con un altitudine compresa tra i circa 270 m s.l.m. a livello della chiesa del SS. Crocefisso e gli oltre 400 m s.l.m. sul Castello; unidici rughe (rioni) lo compongono: Crocefisso, Nucara, Matrice, Pisciotto, Trinità, San Giorgio, Frandisca-Donna Covella, Bofia-Soccorso, Sant'Antonio, San Domenico e Castello.  

Molto bella e pittoresca è la descrizione di Grotteria di Nicodemo Palermo del 1885 nella sua “Sul dritto di Grotteria ad avere conservata la sua antichissima Pretura - Memoria”:

“Sita su di una elevata roccia, alle falde di quella diramazione degli Appennini che guarda a levante; cinta di colli incantevoli e ricca di lussureggiante svariata vegetazione; salutata al suo sorgere dal sole che ella prospetta, a chi viene dalla marina Grotteria si presenta sotto l’aspetto di vago anfiteatro, sporto il centro in fuori e tirato in dentro ai lati, quasi aquila che tenga distese le ali.

Dolcemente declinando, va giù fino alla pianura, dove scorre il Caturello; e sempre in mezzo a deliziose campagne, nelle quali fanno di sè superba mostra, assieme ad altri alberi fruttiferi d’ogni sorta, il fico e l’ulivo, il gelso e lo arancio, il mandorlo e il limone, il castagno e la quercia, mentre i suoi colli, lieti di abbondanti vigneti, danno assai squisiti e pregiati vini. Tutto ciò rende assai abbondante il paese, dove pure, tenuto conto delle locali condizioni, non v’ha penuria di quanto può servire a’ bisogni della vita.

Le sue strade interne, benché in pendìo, mercè le cure della solerte Amministrazione comunale, sono ora ridotte ad assai comodo transitare, e vengono di notte illuminate con sufficienti fanali a petrolio.
Ma bellissima è la strada principale, che quasi in due eguali porzioni divide l’abitato, e che fa parte della provinciale di prima serie Grotteria-Croceferrata, la quale, prendendo capo dalla stazione ferroviaria di Gioiosa-ionica, pervenuta al suo obbiettivo, va a congiungersi con la nazionale di Mongiana in Provincia di Catanzaro, mettendo così in immediato contatto le due provincie limitrofe della prima e seconda Calabria ulteriore. [...]

L’aria purissima, le acque sane e correnti che scendono giù da’ monti, lo spazioso orizzonte, la quantità delle frutte e de’ vegetali unita alla loro bontà, la relativa abbondanza di tutt’altro che sia necessario alla vita, la modicità dei prezzi, le varie case da alloggare decenti ed igieniche, l’umanità de’ suoi abitanti, la vicinanza con altri più o meno popolosi centri, quella in specie della importante stazione ferroviaria di Gioiosa-ionica, non distante che solo quattordici chilometri, tutti carrozzabili, fanno di Grotteria un non dispregevole soggiorno.

E quanti quì sian venuti a risiedere per ragione d’impiego od altro qualsiasi movente, si sono a noi vivamente affezionati per la cortese ospitalità ricevuta; e molti fra loro, lasciandosi, mostravansi visibilmente commossi, né dimenticarono mai dai luoghi ove siansi recati questa nostra cara patria”.

La struttura del centro storico è rimasta essenzialmente medievale, con viuzze strette (vineje) e le case una sull'altra, ma in epoche più recenti ha subito due grosse trasformazioni: la prima nel 1783, a causa del terremoto che distrusse molte zone dell'abitato, tanto che fu presa in esame l'eventualità di spostare il centro abitato in un altro posto, ma alla fine fu deciso di ricostruirlo, la seconda nel 1880 (i primi progetti risalgono al 1854), quando il paese fu "tagliato in due" per la costruzione della via di attraversamento del paese (l'attuale Corso Gramsci) che si congiunge alla statale 501.
Girando per le viuzze del paese, si possono vedere ancora diversi portali con lo stemma gentilizio della casa di appartenenza e l'anno di costruzione (la maggior parte sono del XVIII e XIX secolo), i caratteristici "gafi", gli antichi passaggi pedonali sotto le abitazioni, e le vecchie fontane raffigurate da volti umani scolpiti nella pietra.

Arrivati in cima al paese, si staglia dominante sull'abitato il Castello, i resti un'antica fortificazione che occupa una vasta area sulla sommità della collina, da dove si gode di una visuale unica su tutta la vallata: il mar Jonio, le montagne di Canolo, Martone, il fiume e le montagne di Grotteria.,

Le remote origini di Grotteria, comunque, sono evidenziate dai numerosi reperti archeologici fino ad oggi rinvenuti (quasi tutti ritrovati in maniera fortuita, più che a campagne di scavi), la maggior parte dei quali è presso il Museo di Locri e quello di Reggio Calabria.
La testimonianza principale è la necropoli preellenica del IX-VIII secolo a.C. (tarda Età del Bronzo e Prima Età del Ferro), rinvenuta a S. Stefano, contrada distante qualche chilometro dal centro storico, dove sono state trovate numerose suppellettili funerarie di varia natura, terracotta, bronzo e ferro, e numerose armi e altri oggetti in un sepolcreto di rito a inumazione collettiva.

Altra testimonianza la si può trovare sul monte Palazzi (1215 m.) presso Croceferrata, dove sono stati rinvenuti negli anni '60, resti di una costruzione d'epoca magno-greca (V secolo a.C.) a pianta circolare; molti suppongono si tratti di una stazione di transito, crocevia tra la dorsale jonica e la tirrenica. Tutto questo supporta il fatto che all'arrivo dei coloni greci, la zona era già abitata.

Di particolare importanza, rimanendo sempre verso il lato nord (montagna) di Grotteria sulla ex statale 501, è l'altro sbarramento costituito da un alto muraglione con un'apertura nella parte centrale e con annesso un piccolo edificio di due piani (molto probabilmente l'edificio del corpo di guardia) in località San Paolo, anch'esso posto come barriera tra il versante Jonico e quello Tirrenico, e denominato verso la fine del XV secolo come "Portanova di Agropteria".

La posizione favorevole del paese, protetto a nord dalla montagne, le Serre, e mitigato a sud dalla brezza marina del mar Jonio, rende particolarmente mite il clima per tutto l'anno.

Questo aveva favorito in passato l'economia agricola basata prevalentemente sulla produzione di grano, olive, uva, pomodori, e accompagnata da allevamenti di ovini e caprini, nonché quella del baco da seta, oggi praticamente scomparsa.

Dell'intensa attività artigianale locale di un tempo (tra l'altro va ricordata la fiorente attività per la fabbricazione della pipa), oggi rimane soltanto una piccolissima traccia: sarti, falegnami, calzolai, fabbri, barbieri, che una volta avevano delle vere e proprie scuole, oggi si contano sulle dita della mano.

Tutto questo causato dalla massiccia emigrazione iniziata negli anni '50, e tuttora in corso in maniera inarrestabile, che ha svuotato quasi completamente il paese (gli abitanti attuali, al 2020, in tutto il terrirorio di Grotteria, sono circa 2876 contro i 9242 del censimento del 1951 - si veda la tabella dell'ISTAT qua sotto), cosa comune a tutti i paesi dell'entroterra calabrese.

Tendenza che parzialmente si inverte durante il periodo estivo, quando molti emigrati ritornano dai loro familiari o nelle loro case per trascorrere qualche giorno di ferie e di assoluto relax, animando le vie che sono deserte per il resto dell'anno.

Anno 1851 1871 1881 1901 1911 1921 1931 1936 1951 1961 1971 1981 1991 2001 2011 2018 2019 2020
Abitanti 4927 5223 5579 6359 6224 6797 7654 8100 9242 7891 5946 5020 4096 3611 3274 3003 2954 2876
Fonte: ISTAT - Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni

 

"JUDECA"

Grotteria oltre ai tanti nomi ufficiali che ha avuto nella sua lunga storia, ha un altro, usato perlopiù quando la si vuole disprezzare: Judeca, Giudea.

L'origine, molto probabilmente, deriva dalla leggenda in cui si narra che i chiodi utilizzati per crocifiggere Gesù Cristo, furono fatti nelle fucine di Grotteria. Questa leggenda segue il filone di quelle che si erano diffuse nei primi secoli dell'era cristiana, e poi riprese nel Medio Evo, sull'origine calabrese dei fustigatori di Cristo. I Romani infatti, per vendicarsi della grande resistenza opposta dai Bruzi, prima di essere conquistati (e per essersi schierati al fianco di Annibale), furono trattati da servi e da schiavi, nonché da carcerieri ed aguzzini e mandati al seguito dei magistrati romani di istanza nelle provincie, quindi anche nella Giudea e al seguito di Pilato.

Sullo stesso filone la leggenda che vuole Tropea come patria nativa di Giuda.

Lo scrittore grotterese Giorgio Papaluca, indica invece come Judeca (nel marzo del 2003 ha pubblicato un libro sull'argomento, dal titolo "La Judeca"), il quartiere o ghetto degli Ebrei a Grotteria nel periodo della diaspora, nel rione Pisciotto.

 

Testo, foto e immagini di Antonio Panetta

Bibliografia:
- Lupis-Crisafi D. Cronaca di Grotteria. Dalla sua fondazione fino all'anno 1860. Gerace Marina: Tipi Michele Caserta & C., 1867
- Papaluca G. La Judeca. Ardore Marina: Arti Grafiche Edizioni, 2003

 

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