Lo stemma dei Palermo
Lo stemma dei Palermo

I Palermo

Il Risorgimento italiano ha avuto tanti eroi e ferventi patrioti che hanno vissuto e combattuto con un unico ideale: scacciare l'oppressore e vivere liberi in un Italia libera ed unificata. I Palermo di Grotteria, padre e figli, furono tra questi, che dedicarono tutta la loro vita per dar corpo a questi ideali.

Giovambattista Palermo

Giovambattista Palermo, nacque a Grotteria il 12 marzo 1786, iniziò gli studi a Messina per poi proseguirli presso il seminario Urbano di Napoli.

Da subito si schierò con i sostenitori della Repubblica Partenopea dove maturò i suoi sentimenti patriottici e l'odio verso i Borboni. Per questo motivo fu perseguitato e la sua casa saccheggiata.

Iniziò la carriera militare con le Guardie d'Onore, poi presso l'Arma dei Vèliti a Cavallo, dove venne nominato Ufficiale ed insignito della "Croce delle Due Sicilie". Con il grado di Capitano di Cavalleria dell'esercito napoleonico, partecipò alla Campagna di Russia nel 1812. Tre anni dopo, sempre con le truppe dell'Imperatore Napoleone Bonaparte, combatté nella battaglia di Waterloo.

Nel 1818, dopo la Restaurazione Borbonica, gli venne affidata la carica di Capitano Comandante le Milizie del suo circondario, carica che accettò, sperando comunque che i tempi mutassero; due anni dopo, infatti, aderì ai moti carbonari.

Sei anni dopo sposò Maria Macedonio (morta il 13 aprile 1838), vedova di Vincenzo Fabiani, e da lei ebbe tre figli: Nicodemo, Nicola e Rosalia.

  Maria Macedonio - 'Palazzo Lupis, Grotteria'
Maria Macedonio

Nel 1847, per le sua attività liberali, fu rinchiuso in carcere per più di due anni; alla fine della detenzione fu esplulso da Napoli e confinato a Castelvetere (l'attuale Caulonia).

Due anni e mezzo durò questo duro confino, pieno di sofferenze e disagi, ma alla fine fu tradotto a Grotteria, anche se tenuto sempre sotto stretta sorveglianza delle guardie borboniche, dove si dedicò ad altre attività. Insieme a Giuseppe Cavaleri, fondò la Compagnia Filodrammatica, il Teatro e il Concerto Filarmonico.

Nel 1859, nonostante l'età, riprese il Comando delle Guardie di Grotteria, insieme ai collaboratori, Ufficiali Capo-Plotone, Giambattista Lupis, Pasquale Arena e Orazio Lupis.

Subito dopo lo sbarco di Garibaldi in Calabria, il 6 maggio 1860, Grotteria proclamò subito il riconoscimento della Dittatura Garibaldina con la Delibera Municipale del 26 agosto; tra i firmatari, naturalmente, Giovambattista Palermo.

Un anno dopo, il 30 agosto 1861, un anno esatto dopo quella firma, morì a Gerace, a casa del figlio Nicodemo, ma in cuor suo portò la felicità di aver rivisto i figli, liberi dalle catene, e l'Italia liberata e unità per cui aveva combattuto tutta una vita insieme ai suoi figli.

Nicodemo Palermo
Nicodemo Palermo

Nicodemo Palermo

Nicodemo, primogenito di Giovambattista, nacque a Grotteria il 6 agosto 1825, pochi mesi dopo la morte del nonno paterno da cui prese il nome.

Essendo quasi coetaneo con il fratello Nicola, ne condivise molte fasi della vita a cominciare dagli studi, agli ideali e ai lunghi periodi di carcere (per questi periodi si veda più avanti nelle vicende del fratello Nicola).

Nei primi anni '40, si iscrisse a Napoli a ben due facoltà, quella di Belle Arti e Filosofia e quella di Giurisprudenza; il 23 marzo 1847 si laureò in quest'ultima facoltà mentre per l'altra sostenne gli esami per essere "abilitato ad essere ammesso agli esami pe' gradi Dottorali".

Negli anni successivi alla laurea, ritornò a Grotteria e si dedicò ancora ai suoi studi scrivendo diverso materiale ma iniziò anche, insieme al padre e al fratello, una intensa attività cospiratrice per scacciare lo straniero rovesciandone il Governo. Per questa attività fu arrestato insieme al padre e al fratello e rinchiuso per 8 anni nelle dure e inumane carceri del Napoletano.

Dopo essere ritornato a casa dal Bagno Penale di Procida (in cui scrisse nel 1856 la novella "La vendetta di un Liberale") e dopo la proclamazione dell'Unità del Regno d'Italia, fu nominato Ricevitore Esattoriale del Distretto di Gerace.

In questo periodo di "calma", riordinò i suoi scritti e pubblicò alcuni libri, fra cui "In morte di Giovambattista Palermo" nel 1861, "Intorno alla vita di Nicola Palermo da Grotteria" nel 1876, e "Di Vincenzo Dr. Fabiani da Grotteria" nel 1881.

Morì nella sua casa di Gerace il 2 febbraio 1901 lasciando incompiute le sue memorie a cui si stava occupando negli ultimi anni.

  Nicola Palermo
Nicola Palermo

Nicola Palermo

Nicola, nato a Grotteria il 21 dicembre 1826, è stata la figura più grande di casa Palermo.

Compì i primi studi a Grotteria con i maestri Piscioneri e Ritorto e poi a Mammola con Don Giuseppeantonio Agostini. Due anni dopo la morte della madre, nell'ottobre del 1840, si trasferì con tutta la famiglia a Messina, dove in seguito frequentò dei corsi di Letteratura Italiana, Filosofia Teoretica e Filosofia del Diritto. In quegli anni trascorsi a Messina, maturarono le sue aspirazioni liberali ed il profondo senso del patriottismo, valori trasmessi dal padre.

Dopo sei anni di permanenza a Messina, per motivi di salute, rientra a Grotteria con tutta la famiglia. Qui, insieme al padre ed al fratello, riuscì a far crescere l'idea del liberalismo ed a trasmetterla in tutto il circondario, assoldando molti proseliti per la causa.

Nicola Palermo, fu sempre in prima linea in tutti quei "focolai" di lotta di tutto il circondario, e per questo motivo, sempre nel 1847, il suo nome finì nelle liste nere dei borboni. Stessa sorte per Grotteria, alla quale fu tolta Mammola dal Mandamento con il Regio Decreto del 3 dicembre 1847.

Nell'ottobre dello stesso anno, Nicola Palermo si trasferì a Napoli per proseguire gli studi interrotti ed allacciare contatti diretti con i militanti del liberalismo nella capitale del Regno.

Nel marzo del 1848 tutta l'Europa era in fermento, e anche Napoli due mesi dopo insorse: ecco Nicola Palermo tra le barricate in difesa della costituzione abrogata da Ferdinando II.

Viene individuato e braccato dai borboni, ma per miracolo riuscì a sfuggire e nascondersi in città. Sotto uno pseudonimo riuscì ad imbarcarsi per la Sicilia e arrivare infine a Grotteria dove si rifugiò clandestinamente. Qui insieme al fratello, continuò a reclutare giovani armati per difendere la Costituzione e la libertà.

In questo periodo, la sua attività non conosce sosta. Riesce ad adunare molta gente a Grotteria, e ad eccitarla con parole di fuoco additando i Borboni come il male da estirpare per raggiungere il "sogno" della libertà.

Il 27 giugno 1848 scoppia la prima insurrezione calabrese in risposta ai fatti di Napoli del 15 maggio. Gli insorti calabresi, tra cui Nicola Palermo, occupano le Alture delle Grazie e sbarrano la via da Pizzo a Catanzaro alle truppe borboniche comandate dal Generale Nunziante. Benché dapprima riescano a far ripiegare le truppe regie a Pizzo, alla fine furono gli insorti calabresi a ripiegare e a disperdersi.

Nicola Palermo con la divisa da garibaldino
Nicola Palermo con la divisa da garibaldino

Questa vittoria diede modo al sovrano borbonico ad intraprendere una persecuzione spietata verso gli insorti e i rivoluzionari, che durò parecchi anni.

Nicola Palermo riuscì a nascondersi per qualche mese, ma alla fine si costituì nel carcere Mandamentale di Grotteria insieme al fratello, cadendo nell'inganno del Generale Nunziante che gli aveva promesso l'impunità.

Da questo momento inizia il suo lungo calvario nelle carceri calabresi e campane (quasi nove anni). Infatti, il 16 maggio 1851, venne condannato alla pena di morte per il reato di "cospirazione ed attentato ad oggetto di distruggere e cambiare la forma del Governo, e di eccitare i sudditi e gli abitanti del Regno ad armarsi contra l'Autorità Reale", mentre il fratello Nicodemo a 19 anni di carcere duro (pene commutate in seguito a 30 anni di carcere duro per Nicola, e 15 per Nicodemo con Decreto Reale del 7 giugno dello stesso anno).

Dopo la prima detenzione nelle carceri del Castello Aragonese a Reggio Calabria, furono trasferiti ai Bagni Penali di Napoli (Bagno del Carmine) dove arrivarono dopo un mese di continue marce a piedi "esposti a patimenti di ogni sorta" insieme ad altri condannati per motivi politici e comuni. Dal Carmine passarono poi al Bagno di Procida.

Qui rimase Nicodemo, perché nel febbraio del 1852 Nicola, ritenuto uno deoi più pericolosi detenuti politici, fu tradotto prima al Bagno penale di Montefusco e poi a quello di Montesarchio.

Il 27 dicembre del 1858, in occasione del matrimonio del primogenito di Ferdinando II, arrivò il "Decreto di Grazia", con il quale venne commutata la pena dell'ergastolo all'esilio perpetuo da Regno.

Fu imbarcato su una nave a vapore e poi trasbordato su un'altra nave nell'Oceano Atlantico con destinazione America. Ma ci fu una insurrezione anche sulla nave e, Luigi Settembrini, il più illustre tra i carcerati "ospiti" della nave, costrinse il Comandante a cambiare la rotta e a dirigersi verso l'Irlanda.

Dopo essere sbarcato in Irlanda, soggiornò per un periodo a Londra e poi ritornò in Italia, stabilendosi a Firenze fino al luglio del 1860, quando proclamata ormai l'Unità d'Italia, fu libero di rientrare a Grotteria, dove fu accolto festosamente dall'Autorità e dalla popolazione.

Dopo la conquista della Sicilia da parte dei Mille, si unisce a loro a Messina, e con il grado di Maggiore del "Reggimento dei Cacciatori d'Aspromonte", affianca Luigi Cairoli e Nino Bixio per preparare la traversata dello Stretto e la risalita della Calabria con destinazione Napoli.

Finito il compito con la spedizione dei Mille, al Palermo fu offerta la carica di Capitano della Milizia Regolare, ma egli rinuncia perché preferisce ritornare a Grotteria. Ma qualche tempo dopo non poté rifiutare quella di Delegato Capo Provinciale di Pubblica Sicurezza a Reggio Calabria, offertagli da Silvio Spaventa, il Direttore per il Dicastero di Polizia di Napoli.

Un anno dopo, nel dicembre del 1862, sposò la sedicenne Maria Sciaccalunga di Genova dalla quale ebbe 4 figli.

Per altri dieci anni, ricoprì importanti cariche pubbliche, tra le quali quella di Prefetto di Polizia a Firenze e di Economo dei Benefici Vacanti del Culto di Firenze (compito affidatogli dal suo ex-compagno di carcere Michele Pironti, divenuto nel frattempo Ministro di Grazia e Giustizia e dei Culti), ma poi, per le sue precarie condizioni di salute (fu colpito da una malattia cardiaca), si ritirò a vita privata nel 1873, stabilendosi a Siderno Marina, dove morì tre anni dopo, il 10 marzo 1876.

 

Testo di Antonio Panetta; Foto di Antonio Panetta; Ritratti a colori "Palazzo Lupis, Grotteria".
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Lo stemma dei Palermo
La Delibera Municipale del 26 agosto 1860 con cui Grotteria proclamò il riconoscimento della Dittatura di Garibaldi
Nicola Palermo
Nicola Palermo con la divisa da garibaldino
Nicodemo Palermo
Maria Macedonio
Rosa Macedonio
Portale di Palazzo Palermo
Disegno dello Stemma dei Palermo
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